La neurobioncologia sale in cattedra a livelli internazionali

contributo del centro ricerca per un libro sui tumori
Recentemente, come Centro di ricerca in Neurobioncologia, ci è stato richiesto di partecipare alla stesura di un volume internazionale sui tumori cerebrali intitolato “Managemenet of brain tumors” edito da Miklos Garami, Intetechweb.org, Rijeka, Croatia, 2011, e di proporre un capitolo. Questo è stato da noi presentato con il titolo “Brain adjacent to tumor (BAT)” ed è stato accettato e pubblicato. È stato veramente un successo, perché è risultato che in internet è stato consultato da 142 lettori e ne è stato fatto un download da parte di 52 di loro. Questo è un indice di validità del prodotto scientifico, senz’altro superiore all’Impact Factor che in fondo valuta la rivista e non i lavori ivi pubblicati. Penso che il motivo fondamentale di tale interesse da parte della comunità neuro scientifica debba essere ricercato nell’importanza dell’argomento trattato, sia dal punto di vista teorico-scientifico sia clinico-pratico. Il “brain adjacent to tumor” o BAT non è altro che il tessuto nervoso che sta attorno ad un glioma e rappresenta un punto critico nella strategia diagnostica e terapeutica del tumore. Il glioma maligno, meglio conosciuto come “glioblastoma”, è un tumore a pessima prognosi, con una sopravvivenza che non supera i 12-14 mesi dall’intervento, rapidamente proliferante e infiltrante (fotografia in alto a destra). Esso cresce alla periferia per infiltrazione e cioè invia cellule tumorali che migrano nel tessuto sano, anche a distanza e per di più si circonda di un alone di edema (fotografia in basso a destra) che può o no includere le cellule infiltranti. L’esame microscopico del tumore dopo asportazione dimostra come talora i suoi margini sono netti e tal’altra invece sfumano per l’esistenza di un gradiente di cellule che si spingono nel tessuto sano adiacente. Spesso è difficile stabilire microscopicamente con tecniche istologiche il limite di questa infiltrazione e stabilire se essa sia presente o no. A maggior ragione il suo riconoscimento con procedure neuro-radiologiche mediante Risonanza Magnetica, anche a diffusione, prima dell’intervento è ancora più difficile e spesso impossibile. Gli sforzi di molti ricercatori sono diretti a superare questo ostacolo sfruttando le varie tecniche di Risonanza Magnetica a diffusione e con Spettroscopia. L’importanza del problema ha due motivi sostanziali. In primo luogo è stato dimostrato che se nell’intervento chirurgico si asporta il tumore includendo il tessuto edematoso circostante, che può contenere le cellule tumorali infiltranti, la sopravvivenza del paziente sarà maggiore. In secondo luogo, la terapia radiante, che di solito segue la chirurgia, è diretta ad un volume-bersaglio che ha un limite esterno a due cm dal bordo del tumore così come viene rilevato con la Risonanza Magnetica, proprio per includere nel campo di irradiazione l’infiltrazione peri-tumorale. Questo è un limite convenzionale adottato da un lato per salvaguardare il tessuto sano dall’irradiazione e dall’altro per includere nel campo di irradiazione le cellule di invasione. È ovvio che sarebbe oltremodo importante sapere prima dell’intervento dove e a che profondità si svolge l’infiltrazione tumorale. È da tenere presente che il fallimento della neurochirurgia e della radioterapia nel curare il glioblastoma sta proprio nel mancato controllo locale della proliferazione cellulare maligna. È comprensibile quindi come l’interesse dei ricercatori si concentri sul depistaggio dell’infiltrazione tumorale, anche in aree di edema, prima dell’intervento chirurgico, per offrire vantaggi sia al neurochirurgo prima che al radioterapista dopo l’atto chirurgico. Nel nostro Centro Ricerche – e questo è il motivo per cui abbiamo proposto il capitolo sul BAT – abbiamo in corso una ricerca volta a depistare l’infiltrazione peritumorale usando tecniche di immunoistochimica, di genetica molecolare e di coltura in vitro, condotta su prelievi chirurgici di tumori in cui stata previamente attuata una ricerca con varie forme di Risonanza Magnetica a diffusione e con Spettroscopia. Le tecniche di immunoistochimica si avvalgono di anticorpi, fra i quali del tutto recentemente si annoverano quelli anti-IDH1, capaci spesso di distinguere le cellule tumorali da quelle sane. Le tecniche di genetica sono molto utili perché molto sensibili e evidenziano marker tumorali anche quando le cellule tumorali sono poche. È da tenere presente che l’infiltrazione tumorale si svolge in un tessuto, come quello nervoso, ricco di forme cellulari. La coltura in vitro ci darà informazioni sul potenziale staminale delle cellule in questione e comunque ne fornirà la cinetica proliferativa. La ricerca tiene conto che il BAT è un crogiuolo di elementi normali e tumorali con interazioni fra diverse vie molecolari ed influenze fattoriali fra tumore e tessuto sano. In questo bailamme non va dimenticata la possibilità che cellule staminali normali dagli strati sub-ependimali migrino verso il tumore alimentandolo. Il capitolo è stato scritto concentrandovi il succo delle nostre indagini e ha la pretesa di voler arricchire le nostre conoscenze ultime su di un argomento di grande attualità diagnostica e terapeutica. Devo anche aggiungere che sullo stesso argomento il sottoscritto è stato invitato a intervenire in una tele-conferenza sui tumori, la “First on-line world conference on tumors” organizzata da Houston, Texas, con la partecipazione di 80 scienziati da ogni parte del mondo. Il nostro lavoro rientra nell’attività del Centro volta a contribuire quanto più possibile all’avanzamento scientifico in campo neuro-oncologico.
Davide Schiffer
Direttore del Centro di ricerca
in Neurobioncologia
della Clinica Santa Rita di Vercelli